Il seme delle stelle
Un viaggio per chi sa ascoltare
Un viaggio per chi sa ascoltare

C'era una volta un piccolo razzo con una serra grande quanto un tappeto. Ogni mattina Lila apriva le tende e annunciava: «Controllo delle stelle!» Bullone rispondeva: «Per precisione, ne mancano ancora da contare.»

Giulia, indovineresti quale pianta Lila controllava per prima? Quella con la lanterna di vetro appesa al ramo: ogni volta che l'ombra la sfiorava, il seme dorato dentro lampeggiava due volte. «Uno, due», contava Bullone, senza perdere un battito.

Da settimane Lila sognava un viaggio oltre le mappe della serra. «Magari il seme ci porterà lontano», disse, sfiorando il vetro. Proprio allora il pannello fece tin-tin e indicò il corridoio d'attracco.

Nel corridoio, Bullone decifrò il segnale della serra della stazione: un solo albero, su una pianetina lontana, aspettava proprio quel seme. Lila strinse la lanterna. «Un incarico interplanetario! Spero almeno che paghino in biscotti.»

Una mappa luminosa tracciava la rotta dalla serra fino all'albero. Bullone calcolò: «Tre passaggi difficili. Per precisione, molto difficili.» Lila esitò, poi agganciò la lanterna al sedile della cabina: «Allora li affronteremo uno alla volta.»

Bullone chiuse il portello tra la serra e il razzo con un clic. Lila prese posto al comando e la navicella scivolò fuori dal tunnel d'attracco. Davanti ai vetri comparve una fila di fari, e dietro i fari ruotavano gli asteroidi.

Il primo passaggio sembrava un gioco di biglie giganti. Lila puntò verso un varco, ma Bullone fermò la manovra: «Per precisione, quel sasso sta tornando indietro.» Toc, toc: due piccoli urti contro lo scudo annunciarono la sua traiettoria.

«Avevo fretta. Scusa», ammise Lila, lasciando i comandi a Bullone. Lui ascoltò il ritmo degli urti sullo scudo e contò gli intervalli. «Adesso: il varco resta libero per sei secondi.»

Il razzo passò tra i sassi con un fruscio leggero. «Sei secondi esatti», disse Bullone. «Per precisione, ne avevamo anche mezzo in più», ribatté Lila, mentre il varco si apriva su una nuvola color malva.

Nella nebulosa il secondo passaggio sparì tra veli viola e azzurri. «Giulia avrebbe una matita del colore giusto?» si chiese Lila, tamburellando sul vetro. Bullone consultò gli strumenti: «Per precisione, qui non distinguo più la rotta.»

Lila spinse l'acceleratore, convinta di uscire più in fretta; la nebbia si addensò davanti ai vetri. «Fermiamoci», propose Bullone. Lila incrociò le braccia: «Se restiamo fermi, come troviamo l'albero?»

«Ascoltando prima di muoverci», rispose Bullone. Lila rallentò e sentì un sibilo gentile lungo il fianco del razzo: una corrente. «Hai ragione. La fretta mi ha fatto discutere.» Seguendo quel soffio, sbucarono davanti a un pianeta dagli anelli scintillanti.

Il terzo passaggio correva sotto gli anelli, dentro una galleria coperta. Bullone rallentò fino a fermarsi. «Per precisione... il buio mi mette un po' paura.» Lila non scherzò: staccò la lanterna e gliela avvicinò.

Alla soglia della galleria, l'ombra sfiorò la lanterna: uno, due lampi. «Come ogni mattina!» esclamò Lila. Nei due bagliori apparvero sul vetro sottili tracce dorate che puntavano verso l'interno.

Per seguire le tracce, dovevano abbassare le luci della cabina. Lila esitò: «Possiamo aspettare, oppure provarci piano. Che cosa preferisci?» Bullone rifletté, poi toccò l'interruttore insieme a lei. «Piano, per precisione.»

Uno, due: a ogni lampo Lila spostava il razzo di un tratto, mentre Bullone contava gli intervalli. Quando le tracce curvarono, Lila resistette alla tentazione di accelerare e seguì il ritmo. «Per precisione, stiamo riuscendo!» disse Bullone, e davanti a loro comparve l'uscita.

Dal corridoio d'attracco entrarono nella cupola dell'albero. Lila sollevò la lanterna con le mani tremanti e posò il seme dorato nella cavità tra le radici. Bullone versò una goccia d'acqua: dal ramo spuntò un fiore luminoso, poi un altro, poi cento.

Un fiore lasciò cadere un semino nella lanterna vuota. «Un compagno per la nostra serra», sussurrò Lila, richiudendo il vetro. Bullone le indicò il corridoio: la strada del ritorno li aspettava, e stavolta conoscevano il ritmo.

Attraversarono di nuovo la galleria, la nebulosa e gli asteroidi, contando e ascoltando insieme. Nella serra del razzo, Lila appese la lanterna al ramo di sempre. «Questa sorpresa la terrei volentieri per Giulia», disse; il nuovo seme rispose con due lampi.

Il mattino seguente Lila aprì le tende e annunciò: «Controllo delle stelle!» Bullone sistemò accanto alla lanterna un minuscolo vaso per il nuovo seme. «Per precisione», disse, «adesso ne abbiamo una in più da contare.»
Voce generata dall’intelligenza artificiale.
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